- PARODONTOLOGIA Brescia -

Cura di: Gengivite - Parodontite - Parodontosi - Malattia Parodontale (Piorrea)

DENTISTA Brescia

STUDIO DENTISTICO Dr. Scala

Dr. Antonio Scala, DDS MSc
Patologia, Medicina, Chirurgia & Estetica Orale/Periorale
Studio Dentistico Brescia
Chiama: +39.030.291495
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Il Parodontologo e la Parodontologia Clinica/Chirurgica:


Chi è il Parodontologo? Qual’è il Suo curriculum formativo? Che cos’è esattamente la Parodontologia? In cosa consiste? Quando e perché si deve fare? Come la pratichiamo in questo Studio Dentistico di Brescia?


La Parodontologia è la branca dell’odontoiatria che studia le malattie dei tessuti di sostegno del dente (es.: malattia parodontale o parodontite o “piorrea”) e che si propone di preservare la salute del parodonto (ovvero dell’insieme di quelle strutture che “ancorano” il dente nel suo alveolo) mediante il trattamento di eliminazione o di compensazione della malattia parodontale.


Il Parodontologo è un medico-odontoiatra che, dopo aver approfondito  gli studi (attraverso corsi di perfezionamento e/o master universitari) e maturato una significativa esperienza clinica in parodontologia, cura la malattia parodontale attraverso l’impiego di tecniche ablative [i.e.: tecniche di asportazione di tessuto] a cielo coperto [i.e.: senza praticare un lembo chirurgico d’accesso] (parodontologia clinica) e/o a cielo aperto [i.e.: dopo aver praticato un lembo chirurgico d’accesso] (parodontologia chirurgica) volte ad asportare tartaro e tessuti di sostegno del dente malati (cemento radicolare, osso alveolare e/o gengiva) e a ristabilire la salute e/o la funzione dei denti e dei tessuti circostanti.

Cos’è la malattia parodontale?

È una malattia caratterizzata dalla perdita dei tessuti di sostegno del dente (legamento parodontale, osso, gengiva) che può essere:

  1. -di natura degenerativa (“parodontosi”), innescata da una causa traumatica cronica prevalentemente attribuibile a forme di traumatismo cronico da parafunzioni neuro-muscolari simil-bruxismo, si caratterizza da un lento e progressivo “riassorbimento (perdita) di osso orizzontale” a carico di una o entrambe le arcate dentali;

  2. -di natura infiammatoria (“parodontiti”), scatenata principalmente dalla presenza di agenti infettivi di tipo batterico contenuti nei depositi di placca e/o tartaro (residui alimentari) accumulatisi in quantita patologica, è caratterizzato da un “riassorbimento osseo verticale” (si presenta sotto forma di “tasche parodontali”) che può colpire un solo dente o un solo gruppo di denti (“parodontite focale”) oppure più denti o più gruppi di denti (“parodontite generalizzata” o volgarmente nota come “piorrea”).

Al contrario di quanto si potrebbe pensare la prima causa della perdita degli elementi dentali non è la carie, ma la malattia parodontale.


Quali sono le cause della malattia parodontale?

La malattia parodontale riconosce principalmente due tipi di cause:

  1. 1.infettive: associate alla colonizzazione batterica delle superfici dei denti e gengive, sottoforma di placca e tartaro (in questo caso, è anche conosciuta con il nome di “parodontite”, ovvero infiammazione dei tessuti parodontali, o di “pieorrea”);

  2. 2.traumatiche: associato a traumi costanti e ripetuti ai danni del parodonto superficiale (gengiva), ad esempio da errato spazzolamento,  o del parodonto profondo (osso alveolare), a causa di traumatismi cornici dentali da parafunzioni neuro-muscolari simil-bruxismo (in questo caso la malattia è nota con il termine di “parodontosi”, ovvero processo degenerativo a carico del bordo alveolare delle arcate dentarie);


Come si manifesta la malattia parodontale?

Si manifesta sempre mediante diversi sintomi come gonfiore e rossore gengivale; sanguinamento gengivale; retrazione (recessione) del margine della gengiva; ipersensibilità agli stimoli termici; mobilità e/o spostamento dei denti; dolenzia alla masticazione; sensazione di “scollamento” della gengiva dalla superficie del dente; alitosi...


Quali sono gli obiettivi del trattamento parodontale?

L’obiettivo principale del trattamento parodontale consiste, sostanzialmente, nel ripristinare l’attacco della gengiva alle radici dei denti mediante l’eliminazione delle cause della malattia parodontale (placca, tartaro, tessuto patologico, irregolarità delle superfici radicolari, tossine, ecc.) e, ove perso, il ripristino di un profilo regolare del bordo dell’osso alveolare.


Come si cura la malattia parodontale?

La terapia parodontale può essere operata mediante trattamenti non chirurgici e/o tecniche chirurgiche.


La terapia non chirurgica parodontale (detta anche “terapia causale” o “terapia eziologica” o “terapia iniziale”) comprende:

  1. -La rimozione professionale dei depositi di placca e tartaro dalla superficie dentale (sopra e sottogengiva) mediante detartrasi con ultrasuoni e levigatura radicolare.

  2. -La rimozione meccanica del tessuto patologico sia gengivale (curettaggio) sia radicolare (levigatura) senza incidere e sollevare un lembo chirurgico (c.d. tecnica a “cielo coperto”).

  3. -Il mantenimento nel tempo dell’igiene orale sia domiciliare, da parte del paziente (quotidianamente), che professionale (ogni 3, 4 o 6 mesi a seconda dei singoli casi), da parte del dentista o dell’igienista.

  4. -In alcuni casi, la somministrazione di antibiotici topici in situ (nelle tasche parodontali) e/o sistemici (nei casi di infezione/infiammazione estesa o generalizzata).


La terapia chirurgica parodontale consiste in una serie di tecniche c.d. a “cielo aperto” finalizzate a scoprire, mediante un’incisione della gengiva e il sollevamento di un lembo muco-gengivale, le radici dei denti per:

  1. -Creare un accesso in grado di favorire una corretta e professionale pulizia delle stesse radici da placca e tartaro (“tecniche resettive dentali”).

  2. -Correggere la morfologia gengivale (eliminazione delle tasche) per permettere al paziente di rimuovere correttamente la placca con le manovre di igiene orale domiciliare (“tecniche resettive muco-gengivali”).

  3. -Ricreare un profilo più funzionale e, se possibile, più estetico dell’osso e della gengiva (“tecniche resettive ossee”).

  4. -Rigenerare, quando possibile (mediante l’applicazione di innesti ossei, membrane o proteine sotto forma di gel), il sostegno del dente perduto a causa della malattia parodontale (“tecniche rigenerative tissutali”).

Si applicano, quindi, alcuni punti di sutura per stabilizzare il lembo e permettere una corretta guarigione. Questi saranno rimossi dopo 7-15 giorni.

Nessun approccio terapeutico singolo può costituire il trattamento unico e di elezione per tutte le forme di patologia parodontale.


Per sottoporsi a questo intervento chirurgico è necessario essere ricoverati?

No: l’intervento può essere eseguito in regime ambulatoriale e in anestesia locale. In alcuni casi viene praticata una blanda sedazione a base di benzodiazepine per ridurre il livello d’ansia ed aumentare lo stato di comfort.

La sala operatoria viene adeguatamente preparata per poter eseguire un intervento di chirurgia orale in tutta sicurezza.


Ci sono controindicazioni alla chirurgia parodontale?

Dal momento che un controllo ottimale dell’igiene della propria bocca è fondamentale, quei pazienti che non dimostrano di mantenere un’igiene sufficiente dovrebbero essere considerati inadatti al trattamento chirurgico.

Un altro fattore importante da considerare è il fumo: recentemente sono state pubblicate ricerche cliniche che dimostrano come il fumo abbia un effetto negativo a livello parodontale, abbassando la percentuale di successo intorno all’80%: pazienti che fumano più di 10-15 sigarette al giorno devono essere valutati con molta prudenza.

Altra condizione rilevante è che il paziente non sia affetto da patologie sistemiche (malattie che coinvolgono tutto l’organismo quali: il diabete, le malattie del sangue, etc.) non curate: in questi casi, se necessario, si richiederà la collaborazione del medico curante.


Il trattamento è doloroso?

No. Durante un intervento ambulatoriale si opera in anestesia locale, utilizzando anestetici appositamente sviluppati per la chirurgia orale. Tali anestetici sono molto efficaci e producono una profonda anestesia. Il paziente non avverte alcun dolore. Al termine della chirurgia, i comuni farmaci antidolorifici (analgesici) sono sufficienti a controllare ogni eventuale dolore postoperatorio. Occasionalmente può comparire gonfiore, che si risolve nell’arco di tre, quattro giorni.


Quali possono essere rischi, complicanze e conseguenze dell’intervento chirurgico?

I rischi e le complicanze, dal punto di vista generale, sono paragonabili a un comune trattamento chirurgico odontoiatrico, se il paziente è in buona salute.

Un certo gonfiore intorno alla zona operata, specialmente in seconda e terza giornata e al mattino quando ci si sveglia, rientra nel normale decorso post-intervento.

In pazienti più anziani è più frequente il formarsi di ecchimosi un po’ più grandi del normale (le classiche zone che diventano rosse, quindi blu e gialle per poi regredire, tipiche dei traumi). Tale evenienza non può essere considerata una complicanza, ma un fattore del normale decorso postoperatorio.

Conseguenza di molti interventi (specialmente di chirurgia resettiva) è l’allungamento della corona clinica dei denti, per cui aumentano le dimensioni degli spazi interdentali: questa circostanza, pur comportando talvolta alcuni disagi (estetico, fonetico...), permette un accesso più agevole agli strumenti di igiene orale e, quindi, di mantenere il più possibile privo di placca il cavo orale.

Un’altra evenienza derivante dalla chirurgia parodontale è l’ipersensibilità a stimoli termici dei denti sottoposti a intervento. Questo fenomeno diminuisce nello spazio di qualche settimana ed è comunque controllabile con agenti desensibilizzanti (dentifrici, gel).

Va inoltre ricordato che un definitivo risultato dopo chirurgia può essere apprezzato pienamente non prima di 6-9 mesi dall’intervento, cioè al termine della completa maturazione e guarigione dei tessuti.

In ogni caso, per sua conoscenza, le indicheremo meglio, per ogni singola zona operata, i possibili rischi e le specifiche complicanze.


Ci sono limiti di età per sottoporsi ad un intervento di chirurgia parodontale?

L’età avanzata non è di per sé una controindicazione all’intervento. Si deve valutare per ogni singolo caso la condizione psicofisica individuale.


Come sarà il decorso postoperatorio?

Terminata l’operazione, è fondamentale seguire scrupolosamente le istruzioni post-operatorie che saranno fornite al termine dell’intervento chirurgico:

Riposo assoluto domiciliare utilizzando almeno due cuscini, borsa del ghiaccio sulla cute in corrispondenza della zona operata e  dieta liquida/semiliquida fredda per 48-72h.

  1. 1.Astensione assoluta dal fumo per il periodo post-operatorio (per 2-3 settimane).

  2. 2.Evitare assolutamente di soffiare il naso e/o starnutire e/o tossire (per 2-3 settimane)

  3. 3.Ridurre al massimo la mimica facciale per il periodo post-operatorio (per 2-3 settimane).

  4. 4.Dieta morbida per il periodo post-operatorio (per 2-3 settimane)

  5. 5.Non spazzolare nella zona operata per il periodo post-operatorio (per 2-3 settimane).

  6. 6.Continua TERAPIA ANTIBIOTICA (1 cpr. ogni 12h fino al 6° giorno).

  7. 7.TERAPIA ANTIDOLORIFICA/ANTINFIAMMATORIA (2/3 al dì per 2/3gg, a stomaco pieno).

  8. 8.TERAPIA ANTISETTICA TOPICA: Collutorio 0,12 Clorexidina (3 sciacqui al dì per 2-3 settimane, dopo i pasti/spazzolamento) (USO: 1 misurino in 40cc d’acqua; sciacqui da circa 60’’/cad)

  9. 9.Controllo ferita a 24/48h ed eventuale rilascio idoneità lavorativa parziale.

  10. 10.Rimozione impacco parodontale e/o controllo ferita fra 7gg [quando previsto l’impaccp parodontale].

  11. 11.Controllo ferita e rimozione prime suture fra 7-14gg.

  12. 12.Controllo ferita e rimozione ultime suture fra 14-21gg.

  13. 13.Controllo guarigione fra 21-28gg.


Dopo la cura parodontale sarò guarito/a?

Al fine del pieno successo della chirurgia parodontale, è determinante il mantenimento di una scrupolosa igiene domiciliare.

Al termine delle terapie, viene programmato un protocollo di richiami per eseguire sedute d’igiene professionale in studio con cadenza regolare e stabilita singolarmente per ogni paziente (mediamente 3-4 volte l’anno, ossia ogni 3-4 mesi) a seconda della capacità individuale di controllare la placca batterica.


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DIAGNOSI PARODONTALE

TERAPIA CHIRURGICA RIGENERATIVA


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